giovedì 14 aprile 2016

Chi ha paura di dormire nella valle dell'orco?


[Umberto Matino, La valle dell'orco, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, ristampa 2016]

Non sono mai stata una bambina capricciosa. Non puntavo i piedi, non dicevo mai "voglio", non scalpitavo. Poi non dormivo e mangiavo troppo poco, ma questa è un'altra storia. Di bambini capricciosi, però, ne ho conosciuti molti. Ho visto lacrimoni scendere copiosi, piccole bocche spalancate urlare a squarciagola, piedini dibattersi come posseduti da un'entità furiosa. E genitori stremati. Che, non sapendo più a che santo votarsi, immancabilmente se ne uscivano con la frase delle frasi, l'innocua minaccia che avrebbe dovuto porre fine al terremoto: "Viene l'orco e ti porta via!". D'accordo, un modo di dire che fa molto anni '80 e oggi forse è meno utilizzato (anche perché, a pensarci bene, sortiva pochi effetti). Ma è stato proprio così che incontrai l'orco per la prima volta, dalle parole di mamme e papà evidentemente disperati. Non ne avevo paura, anzi, gli orchi mi affascinavano. E non temevo certo che venissero a tirarmi le coperte di notte. Piuttosto li avrei aspettati perché mi facessero compagnia, da brava figlia unica.

Così, quando ho visto in libreria La valle dell'orco, ero già davanti alla cassa con il libro in mano. Tanto più che lo aspettavo da parecchio tempo, essendo purtroppo fuori catalogo da un po'. 
In verità, non è propriamente del classico "orco che spaventa i bambini" che si parla in questo romanzo del vicentino Umberto Matino - nato a Schio e residente a Padova -, ma non si può dire che l'atmosfera non sia quella. Ci troviamo, infatti, nelle prealpi vicentine, indicativamente nella Val Leogra. Zone molto vicine a quella in cui vivo, eppure per certi aspetti davvero un altro mondo. C'è un'atmosfera diversa, ci sono una storia e un clima particolari: solo chi ci vive o ci è vissuto può capirlo fino in fondo.

In questo libro c'è il giallo, certo, ed è un giallo dalla struttura avvincente: un caro amico che muore improvvisamente, un'eredità inaspettata, un diario ritrovato, una contrada rovèrsa - contrà Brunelli - in cui gli abitanti sembrano vivere isolati dal mondo, una serie di terrificanti quanto inspiegabili delitti. Ma c'è molto di più. Umberto Matino ci regala un viaggio alla scoperta di una terra apparentemente chiusa, senza radio, senza televisione, senza negozi, dove si vive lavorando i campi, dove il tempo si è fermato decenni prima. Eppure un luogo mitico, a contatto con la natura, con la pace, con il silenzio e con noi stessi. È incredibile realizzare che tutto questo esista in quel Nord-Est conosciuto prevalentemente per le fabbriche e i schei. Questa lettura è stata per me una continua scoperta, un nuovo modo di conoscere e apprezzare le terre in cui vivo e di cui colpevolmente sapevo davvero ben poco. Ma è stata soprattutto una lettura piena di magia, di affascinanti leggende cimbre, di filastrocche inquietanti, di mistero.

Ora, guardate la foto di copertina. Guardatela bene, e non potrete non sentire la schiena percorsa da un brivido. Avere questa foto lì vicino durante la lettura, ogni notte accanto a me sul comodino, ecco, questo sì che un po' di paura me l'ha fatta venire. Le quattro donne con in mano lunghe falci davanti a un cimitero fatiscente sembrano guardarmi da un'altra epoca, con le loro storie, con i loro segreti inconfessabili. E di foto altrettanto inquietanti è pieno l'intero libro: chi vorrà intraprenderne la lettura, capirà che nulla è lasciato al caso.

La scrittura di Umberto Matino è precisa e scorrevole, piacevole da leggere, ma concreta e realistica quando serve - vedi i dialoghi con incursioni dialettali che mi hanno molto divertita. L'autore ama dilungarsi spesso in descrizioni suggestive, curando ogni particolare nei minimi dettagli, per farci arrivare ogni atmosfera, ogni sensazione, ogni immagine, ogni suono e odore. Chi legge questo libro non può essere solo lettore, ma ne diviene protagonista, e come i veri protagonisti vive lì, in quella contrada rovèrsa che non è una semplice via di paese ma diventa un intero mondo, uno sconfinato universo in cui muoversi. Un universo dove accadono cose terrificanti, talmente lontane dall'umana comprensione da far credere che non esistano. Sarebbe molto più semplice immaginare che siano frutto di fantasia, che siano unicamente partorite dal folklore popolare, che appartengano alla sfera del soprannaturale. Invece reali lo sono davvero, e proprio per questo ancor più terribili.
Allora, vi è venuta voglia di conoscere gli abitanti di contrà Brunelli? Sarà un viaggio mitico e spaventoso, che non vi deluderà.


Italian Book Challenge
Libro n. 3
Un libro ambientato nella tua regione
#IBC16

martedì 5 aprile 2016

Buon compleanno Linus!

Linus nella mia libreria di casa

Quando si dice 50 anni e non sentirli: in questo caso è proprio vero!

Chi direbbe che la rivista dei Peanuts & Co. è così vecchia... pardon, vintage?
Questo post esula un po' dall'argomento libri, ma sempre di carta si tratta. E che carta. Una piccola, grande rivoluzione tutta italiana quella di Linus, nata nell'aprile 1965 e da vent'anni pubblicata da Baldini & Castoldi. Una rivista dall'indiscussa originalità, che ha visto passare tanti nomi del panorama culturale, giornalisti, scrittori, illustratori.
Il fumetto che diventa protagonista, da Charlie Brown a Corto Maltese, da Snoopy a Braccio di Ferro, da Lucy van Pelt a Valentina. Un fumetto capace di raccontare con incredibile acume la società contemporanea.
Quel nome accattivante, il formato caratteristico e le copertine di cui non ci si può non innamorare.

Una mia copia di Linus del febbraio 1974
Ma per me, Linus ha il valore dei ricordi.
Una casa, quella dei miei nonni. Una stanza, quella dei miei zii. Il profumo caratteristico della loro scrivania di legno, di quelle che si aprivano a ribalta cigolando un po'. Zio Matteo frequentava l'istituto d'arte e ho ancora fissi nella mente i buoni odori di cartoleria che sentivo entrando: penne e quaderni, matite, trasferibili, colori... E Linus. 
Amo tutto ciò che mi riporta indietro nel tempo, a quella che ancora oggi considero come l'epoca più spensierata della mia vita, fra alcune persone che purtroppo oggi non ci sono più eppure vivono per sempre nei ricordi. 
Quindi buon compleanno Linus. E grazie, per avermi fatto rivivere oggi alcuni dei momenti più felici di ieri.

Per chi volesse approfondire la storia di Linus, un bell'articolo qui.












venerdì 1 aprile 2016

Cose belle a Milano: Book Pride 2016




Da oggi fino a domenica 3 aprile c'è Book Pride a Milano.

Cos'è Book Pride? Per i pochi che non dovessero saperlo, è la fiera degli editori indipendenti. Ovvero, una delizia per tutti gli amanti dei libri e della lettura.

Secondo voi, la Personal Librarian ci sarà? 
No.
Non potrò esserci, purtroppo. Non ho il dono dell'ubiquità e neanche il teletrasporto di Nanà Supergirl, per cui... sigh sob sgrunt.
Il mio conto in banca - che tra mutuo e spese varie è sempre sull'attenti - esulta felice. Il mio cuore invece piange. Come consolare chi come me non potrà gironzolare fra gli editori e il profumo della carta stampata di fresco?
Semplice: possiamo seguirlo grazie a quella preziosa miniera di informazioni che sono i social:
hashtag ufficiali #bookpride2016 #tantialtrimondi 

E siccome io sono autolesionista e amo struggermi, ho pensato di elencarvi gli eventi per me più significativi che sicuramente non mi sarei persa (il programma completo invece lo trovate qui).

Eccoli!

VENERDI 1 APRILE




domenica 27 marzo 2016

Toh! Ho trovato dei libri nell'uovo di Pasqua


La Pasqua è una festività strana: forse non è attesa e sentita come il Natale, eppure arriva in primavera, nel periodo più bello dell'anno. Motivo per cui il fastidioso ritornello dei giorni che la precedono, stressante al pari di "Cosa fai a capodanno?", è "Cosa fai a Pasquetta?". Odio profondo. Vorrei poter rispondere che mi alzo all'alba e pianifico una gita in bicicletta, una passeggiata in montagna, una corsetta defatigante in collina e chissà quale altra diavoleria aerobica. Invece, la mia scontata risposta è sempre la stessa: mangio cioccolata e leggo leggo leggo!

Se anche voi come me fate parte della schiera di lettori pasquali, non vi dispiacerà trovare nell'uovo qualche biblioconsiglio.


IL LIBRO SUL COMODINO
Cosa sto leggendo in questi giorni? Ho appena iniziato Le sette sorelle di Lucinda Riley. Devo dire che mi sono avvicinata a questa autrice americana grazie al consiglio di una libraia ascoltato per caso mentre gironzolavo tra gli scaffali. Incuriosita, ho fatto qualche indagine scoprendo una valanga di commenti davvero entusiastici. Non ho resistito. Questo è il primo, corposo volume di una lunga saga - ben sette libri! - pubblicata in Italia da Giunti (traduzione di Lisa Maldera). Ogni romanzo avrà come protagonista una delle sette sorelle del titolo, figure femminili forti che intraprenderanno un viaggio alla ricerca delle proprie origini e di se stesse. Una lettura che promette davvero bene.


L'ULTIMO ACQUISTO
O, bisognerebbe dire, uno fra gli ultimi acquisti. Non posso non citare Città in fiamme di Garth Risk Hallberg (Mondadori, traduzione di Massimo Bocchiola), che ancor prima di uscire era già un caso editoriale, scatenando un un tam tam di commenti di ogni tipo, senza contare l'anticipo stellare di due milioni di dollari all'autore. Chi ne parla bene, chi lo considera un capolavoro, chi ne parla malissimo, ma tant'è: un libro così finisce in automatico nella mia borsa della spesa. Ammetto che mi tremano un po' le ginocchia al pensiero di iniziarne la lettura: parliamo di quasi mille pagine, mica scherzi! Ma sarà certo una delle mie prossime letture.


IL LIBRO DI CUI TUTTI PARLANO E CHE NON HAI ANCORA LETTO
Ebbene sì: lo confesso. Ho acquistato L'amica geniale (Edizioni e/o) da tempo immemore, eppure il volume giace ancora colpevolmente sullo scaffale dei "prossimi libri da leggere". Sarà che sono bastian contraria e quando qualcosa è troppo - troppo famoso, troppo acclamato, troppo criticato, troppo tutto - io aspetto, tranquilla. Ma devo colmare la lacuna e farmi un'idea mia di questa Elena Ferrante di cui niente si conosce ma davvero tanto si (s)parla. Ci incontreremo presto, promesso.




IL PROSSIMO ACQUISTO
Purity di Jonathan Franzen (Einaudi, traduzione di Silvia Pareschi). Un altro tomone di 650 pagine - ultimamente va così! Occorre che vi dica perché? Occorre che ve lo spieghi? Occorre che vi dica perché voglio leggere l'ultimo libro di chi è considerato il più grande autore americano vivente? Ecco. Segnatevelo.







IL LIBRO SUI LIBRI
Un libro che parli di libri non può mancare nella lista di una bibliospesa che si rispetti. Storia di libri perduti di Giorgio Van Straten (Laterza) è un viaggio alla scoperta di preziosi tesori di carta che c'erano e non ci sono più, o non ci sono mai stati. Un volumetto da lettori nerd ma non solo, un prodotto editoriale elegante e raffinato, che estratto con nonchalance dalla borsa mentre aspettate il treno o il ritardatario di turno vi farà fare la vostra bella figura.




LA STORIA D'AMORE
Ho dimenticato l'amore? Certo che no! Seguo da anni Simona Sparaco, ho impresso nella memoria Nessuno sa di noi, finalista al premio Strega, e aspettavo davvero questo suo ultimo lavoro. Equazione di un amore (Giunti) si annuncia già come un romanzo pieno di passione e poesia, non vedo l'ora di ritrovare la scrittura intensa e particolare dell'autrice.






Non mi resta che augurarvi Buona Pasqua e, naturalmente, buone letture!

sabato 26 marzo 2016

Accidenti, devo proprio uccidere qualcuno... ma chi?


Amélie Nothomb, Il delitto del conte Neville, Roma, Voland, 2016

I libri di Amélie Nothomb hanno un solo problema: finiscono troppo presto.
Finiscono troppo presto come tutte quelle cose piacevoli che neanche il tempo di iniziarle e... zac! già andate.
I libri di Amélie Nothomb sono come la festa di fine anno scolastico che aspetti per nove mesi sognando di rivedere il ragazzo della seconda B scientifico che ti piace tanto e passi settimane a decidere cosa metterti e che lucidalabbra usare e poi... zac! tuo padre arriva già a prenderti.
I libri di Amélie Nothomb sono come il nuovo disco del tuo gruppo preferito che ti sembra di averlo appena inserito nel lettore cd e poi... zac! è già arrivato all'ultima canzone. E non c'è neanche una bonus track.


Io Amélie la adoro. Adoro come scrive, adoro la sua delicata ironia, adoro il suo particolarissimo punto di vista, adoro le sue storie che non mancano mai di essere originali, di meravigliare. Adoro i suoi personaggi pazzi che sembrano sempre così distanti dalla mia realtà eppure, ogni volta, ritrovo una parte di me in qualcuno di loro.
E così è stato, immancabilmente, anche con Il delitto del conte Neville. Un titolo che mi avrebbe acchiappata anche se non fosse stato un romanzo di Amélie Nothomb, e che da romanzo di Amélie Nothomb non mi sembrava proprio. Ma lei è così: nata per scrivere e stupire.  E fare il verso, in un suo modo tutto unico, a Oscar Wilde.
La trama di questa favola dark e magica è molto semplice, forse una delle più lineari. C'è un antico castello. C'è un ricevimento da dare. C'è Sérieuse, una bizzarra ragazza che, da bambina brillante e vivacissima, negli ultimi anni è diventata improvvisamente cupa e sociopatica. C'è una specie di maga che farà, non richiesta, una terrificante previsione. E naturalmente c'è lui, il conte Neville, che DEVE uccidere una persona. A tutti i costi. Perché? Leggetelo, e come me vi chiederete per 90 pagine dove andrà a parare e come finirà. Perché i finali della Nothomb non possono essere banali né scontati. Mai.

Però, ecco, Amélie. Tu pubblichi un libro l'anno e mi accompagni per una giornata, qualche misera ora. Accontentami, la prossima volta, regalami qualche pagina in più. Fallo per una tua fedele fan che un po' di tempo fa, quando ancora non sapeva come fare le foto col telefono (vedere immagine che segue per credere), ti ha incontrata, ti ha visto - pelle di porcellana e rossetto rosso - scolarti quasi interamente una bottiglia del tuo champagne preferito armata di un accento meraviglioso, di un cappello a cilindro e di una dolcezza disarmante. Se la prossima volta mi regali qualche pagina in più, lo champagne te lo faccio recapitare io. Promesso!


Italian Book Challenge: libro n. 2
Un libro che puoi finire in un giorno
La mia libreria di fiducia: Galla 1880 Vicenza
#IBC16 #IBC16pl

martedì 22 marzo 2016

La legge superiore della nostra coscienza


Giorgio Fontana, Per legge superiore, Palermo, Sellerio, 2011


Quante possibilità ci concede la vita di ascoltare davvero la nostra coscienza?
Quante possibilità abbiamo di essere felici dopo averlo fatto?
Quante possibilità abbiamo di rendere migliore la vita degli altri facendolo?

Non so se mi sono mai trovata a dover rispondere con assoluta sincerità a queste domande. La coscienza, questa (s)conosciuta: qualcosa che abbiamo dentro di noi da sempre, eppure qualcosa che troppo facilmente perdiamo di vista. Come se fosse un foruncolo da estirpare, un fardello di poco valore.

La coscienza che spesso passa in secondo piano davanti al benessere acquisito, ai privilegi quotidiani, alla serenità appagante di un tetto solido, del calore dell'abitudine, dell'equilibrio apparentemente perfetto di scricchiolanti rapporti familiari.


La coscienza che si ritrova solo nella splendida luce dei dipinti di Georges de La Tour. La fiamma viva della Maddalena, l'unica capace di illuminare lo squallore, di fare chiarezza nella bruttura. Quella fiamma che ci sembra così surreale, lontana e irraggiungibile, prima di capire che, in fondo, quella luce possiamo essere noi.

La coscienza che ha il volto e la storia di Khaled. Khaled, muratore tunisino in una Milano che diventa sfondo perfetto. Khaled accusato di qualcosa che non ha commesso. Khaled in prigione. Khaled innocente.

La coscienza che si presenta nei capelli corti e nei vestiti a fiori di Elena, giovane giornalista-libraia che, converse ai piedi e lingua tagliente, vuole arrivare alla verità. Costi quel che costi.

La coscienza che ha il volto stanco di un magistrato, del suo dilemma morale, di una giustizia che si è persa e non si è più capaci di ritrovare.
Ma che non riuscirà a far finta di niente.
Perché sa bene che, ogni volta che facciamo finta di niente, muore un pezzo di mondo.

I chiodi sulle lastre del Palazzo restano immobili, ben piantati a nascondere il loro segreto: Fiat giustitia et pereas mundus, sia fatta giustizia, e il mondo muoia pure.

Una storia che si fissa indelebile nei pensieri, che non ci abbandona neanche dopo aver chiuso il libro. Una scrittura bellissima, che si fa leggere con straordinario piacere. Protagonisti che non si possono dimenticare facilmente. Uno degli autori che più ho amato negli ultimi anni.
E Sellerio, una casa editrice elegante, che ama il libro e sa ancora farlo come si deve, regalandoci la bellezza di pagine da sfogliare, il profumo genuino della carta.

Non c'è mai una scelta giusta per tutti
Devi decidere cosa conta di più.


Il mio Italian Book Challenge non poteva iniziare in modo più bello.

Un libro dalla copertina blu
#IBC16 #IBC16pl
Libreria di fiducia: Galla 1880 Vicenza

mercoledì 16 marzo 2016

Una storia quasi perfetta - Mariapia Veladiano


Alzi la mano chi non ha mai incontrato il seduttore, uomo o donna che sia.
E l'articolo determinativo non è a caso.
Il seduttore non dichiara di esserlo. Non si atteggia a seduttore. Non finge, non si pavoneggia, non si gloria di se stesso. Semplicemente è
Le storie del seduttore sono indimenticabili. Appassionate. Uniche. Non sono perfette, ma quasi.

Io i seduttori li ammiro. Ammiro la loro arte, perché di deliziosa arte si tratta. Ammiro il loro raffinato gioco. Ammiro la loro intelligenza, perché per potersi esprimere al meglio con una certa singolare maestria - nei modi, negli atteggiamenti, nella ricercata arte oratoria - si richiede la giusta dose di intelligenza. Ammiro la loro danza, durante la quale lasciano abilmente credere all'altro di condurre. Ammiro il loro districarsi tra il dare abbastanza ma mai troppo, sempre sul filo del rasoio in un sottile meccanismo che li porta a non svelarsi mai del tutto. 

Ma, ahimè, il seduttore cade sempre nel momento della fine. Quando abbiamo visto il suo trionfo, quando tocca l'apice. L'uscita di scena del seduttore non è mai degna del suo ingresso, non è mai allo stesso livello della sua storia. È sempre misera, veloce, raggrinzita come i fogli di un giornale vecchio. Ammettiamolo: il seduttore, quando è tempo di chiudere, non ci fa mai una bella figura. Ha tecniche ben collaudate e col tempo studiate, questo sì - negarsi al telefono, non presentarsi agli appuntamenti, iniziare a spargere qui e là qualche menzogna di troppo - ma tutto sommato sono tecniche noiose. Non divertono neanche l'animo più cinico. Non sono memorabili. Perdono, ecco, quello che ha contraddistinto il seduttore fino a un istante prima: l'eleganza.

Il seduttore che ci racconta Mariapia Veladiano me lo sono immaginata così. Non ha un nome, perché non ha bisogno di averlo, e probabilmente non è nemmeno particolarmente bello. Eppure è il seduttore. Desiderato fino alla morte. Amato. Abile nel plasmare se stesso in base a chi ha di fronte. 

È un'esperienza interessante entrare nella sua testa, nei suoi pensieri, nelle parole mai usate a caso, nella costruzione del suo implacabile fascino. Come è bello entrare nella mente e nell'anima di Bianca - lei sì ha un nome - che del seduttore si innamora. Bianca che ama i fiori, il suo giardino curato, la sua casa con le pareti dipinte. Bianca che ha un figlio nato da un amore lontano, ed è per questo che non finisce subito in quella dolcissima rete. Bianca che disegna e dipinge i fiori e le piante in un modo ultraterreno. Bianca che è diversa da tutte le altre, ed è questo, per un attimo, a mettere in crisi il seduttore. Bianca che non vuole essere lasciata cadere, eppure deciderà di vivere la sua storia quasi perfetta.

Alzi la mano chi non ha mai incontrato il seduttore. Facile, no? Perché il seduttore non si dimentica, anche se non ha un nome. Come non si dimenticherà questo amore narrato con la scrittura particolare dell'autrice, che scivola in gola come dolcissimo miele eppure è capace di spezzarti. In una Vicenza che torna a essere protagonista, silenziosa spettatrice di una storia destinata a finire come tutte le altre, destinata a finire come tutti si aspettano che finisca. O forse no.

Mariapia Veladiano, Una storia quasi perfetta, Guanda 2016







Foto della presentazione di Mariapia Veladiano con Valeria Mancini - Vicenza, Palazzo Cordellina, febbraio 2016